Dal Flash n.40 del 3 ottobre 2011
Quando il gioco si fa duro, i duri come sempre entrano in gioco.
Quando la mobilitazione ha l’obiettivo di essere imponente ed autorevole, con migliaia e migliaia di Poliziotti e rispettive famiglie che manifestano davanti ai Palazzi del potere, il SAP diventa cuore e motore del dissenso assieme agli amici autonomi della Consulta Sicurezza e del Conapo, assieme alle organizzazioni sindacali più responsabili che comprendono l’inutilità di dividersi in un momento così delicato per il nostro Paese e per tutti noi.
Dopo aver ottenuto il via libera dall’Esecutivo Nazionale, mi sono incontrato nei giorni scorsi con i Segretari Generali dei principali Sindacati dei Comparti Sicurezza e Soccorso pubblico.
Tutti insieme abbiamo concordato sulla necessità di proclamare, nelle prossime settimane, una grande manifestazione nazionale capace, come nel 2009, di portare decine di migliaia di operatori in piazza.
Presto alle nostre strutture periferiche saranno forniti i necessari dettagli organizzativi.
Tanto per essere chiari sulle ragioni che ci spingono a questa grave, ma necessaria decisione, è opportuno che si sappia che per il nostro Ministero sono stati quantificati nuovi tagli, che si aggiungono a quelli pesantissimi già posti in essere negli ultimi tre anni: la sforbiciata sarà pari a 424 milioni di euro nel 2012 e a 276 milioni circa nel 2013.
Alla faccia degli impegni più volte presi, ribaditi e confermati sulla sicurezza e per la sicurezza! Non solo.
Ad oggi non si hanno ancora notizie sul DPCM necessario per permettere il regolare pagamento di assegni di funzione, scatti ed avanzamenti, con molti colleghi che aspettano la corresponsione di quanto dovuto e maturato da mesi e mesi.
L’assurdo è che per garantire le risorse necessarie al DPCM gli operatori delle Forze dell’Ordine si sono “auto-tassati”, rinunciando a risorse già stanziate per il Riordino delle carriere, che resta comunque un nostro obiettivo nell’ambito della riforma della Legge 121/1981.
Non dimentichiamo poi lo stallo, ormai inaccettabile, in materia di previdenza complementare.
E inoltre voglio ricordare a tutti che siamo in attesa dell’udienza per la definizione del nostro ricorso contro l’illegittimità del sistema pensionistico contributivo.
Un ricorso – gratuito per i nostri iscritti! – che interessa tutti i colleghi, da Bolzano a Lecce, da Reggio a Calabria a Oristano.
Una battaglia che ci vedrà impegnati pure in futuro, qualora si rendesse necessario, con altri ricorsi pilota.
Troppe questioni irrisolte, troppi nodi da sciogliere, troppe promesse mancate.
Tutto questo mentre il SAP è impegnato quotidianamente, a Roma come sul territorio, per difendere davvero i diritti acquisiti, lottando realmente per la tutela del personale.
Ormai, senza risposte concrete a strettissimo giro, la via della grande mobilitazione risulta ancora una volta segnata e obbligata.
Il Sindacato Autonomo di Polizia, inoltre, sta organizzando una campagna nazionale di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e degli operatori, destinata a partire nel mese di ottobre: ci saranno gazebo SAP nelle città italiane e inviteremo i cittadini a compilare una cartolina per il Presidente della Repubblica. Noi, come sempre, ci siamo e ci saremo.
Perché noi abbiamo un solo padrone: i colleghi.
Orgogliosi di essere SAP!
venerdì 30 settembre 2011
martedì 5 luglio 2011
Valdisusa, dalla parte dei colleghi
Dal Flash n.27 del 4 luglio 2011
Oltre 60 colleghi feriti, la maggior parte di loro per fortuna in modo lieve.
Pietre, estintori, sacchi di urina e mille altri oggetti lanciati contro il personale in servizio.
In Valdisusa, una zona bellissima del Piemonte, sono aggregati ormai circa 2.000 operatori delle Forze dell’Ordine, 800 appartenenti alla Polizia di Stato provenienti in massima parte dai Reparti Mobili.
Tutto questo per garantire la realizzazione di un tunnel ferroviario che permetterà un collegamento ad alta velocità tra Torino e Lione, tra l’Italia e l’Europa.
Durante i primi giorni di impegno in Valdisusa di questi colleghi, riusciti meritoriamente e con grande sacrificio a svolgere nel miglior modo possibile il servizio, permettendo agli operai di iniziare i lavori dell’opera, si sono verificati una serie di violenti scontri che hanno visto come protagonisti alcuni soggetti “ben noti”, che nulla c’entrano con le esigenze degli abitanti della valle.
Parliamo di appartenenti ai centri sociali, soggetti di area antagonista ed anarchica, estremisti che ricorrono sistematicamente alla violenza e che poco sono interessati alle tematiche reali.
Per loro, un G8 dei potenti del mondo vale come un cantiere dell’alta velocità e tutto diventa palcoscenico, grazie anche al rilievo dato dai media, per ostentare la loro perenne sfida allo Stato e a chi ha l’onore e l’onere, come noi, di rappresentarlo.
Il SAP, ancora una volta, è sceso in campo per tutelare i colleghi.
La nostra Help Line ha riscosso un grande successo con tantissime chiamate e segnalazioni che ci sono arrivate.
Il personale iscritto al nostro sindacato può inoltre contare su una tutela piena (gratis!) a 360 gradi, senza contare che una delegazione della nostra Segreteria torinese è costantemente presente in Valdisusa per monitorare la situazione.
Le foto che pubblichiamo parlano da sole e dicono che una parte dei cosiddetti “No Tav” non è certo così “pacifica” come pure certa pubblicistica vuol fare credere.
I giorni e le settimane che verranno non saranno facili per questi 2.000 colleghi.
Noi non li abbandoneremo.
Neppure a luglio ed agosto.
La Legalità è un principio che deve valere sempre, pure in Valdisusa.
Siamo orgogliosi dei nostri Poliziotti e di tutto quello che fanno. Sempre e comunque, senza se e senza ma, dalla parte dei colleghi.
Orgogliosi di essere SAP!
Oltre 60 colleghi feriti, la maggior parte di loro per fortuna in modo lieve.
Pietre, estintori, sacchi di urina e mille altri oggetti lanciati contro il personale in servizio.
In Valdisusa, una zona bellissima del Piemonte, sono aggregati ormai circa 2.000 operatori delle Forze dell’Ordine, 800 appartenenti alla Polizia di Stato provenienti in massima parte dai Reparti Mobili.
Tutto questo per garantire la realizzazione di un tunnel ferroviario che permetterà un collegamento ad alta velocità tra Torino e Lione, tra l’Italia e l’Europa.
Durante i primi giorni di impegno in Valdisusa di questi colleghi, riusciti meritoriamente e con grande sacrificio a svolgere nel miglior modo possibile il servizio, permettendo agli operai di iniziare i lavori dell’opera, si sono verificati una serie di violenti scontri che hanno visto come protagonisti alcuni soggetti “ben noti”, che nulla c’entrano con le esigenze degli abitanti della valle.
Parliamo di appartenenti ai centri sociali, soggetti di area antagonista ed anarchica, estremisti che ricorrono sistematicamente alla violenza e che poco sono interessati alle tematiche reali.
Per loro, un G8 dei potenti del mondo vale come un cantiere dell’alta velocità e tutto diventa palcoscenico, grazie anche al rilievo dato dai media, per ostentare la loro perenne sfida allo Stato e a chi ha l’onore e l’onere, come noi, di rappresentarlo.
Il SAP, ancora una volta, è sceso in campo per tutelare i colleghi.
La nostra Help Line ha riscosso un grande successo con tantissime chiamate e segnalazioni che ci sono arrivate.
Il personale iscritto al nostro sindacato può inoltre contare su una tutela piena (gratis!) a 360 gradi, senza contare che una delegazione della nostra Segreteria torinese è costantemente presente in Valdisusa per monitorare la situazione.
Le foto che pubblichiamo parlano da sole e dicono che una parte dei cosiddetti “No Tav” non è certo così “pacifica” come pure certa pubblicistica vuol fare credere.
I giorni e le settimane che verranno non saranno facili per questi 2.000 colleghi.
Noi non li abbandoneremo.
Neppure a luglio ed agosto.
La Legalità è un principio che deve valere sempre, pure in Valdisusa.
Siamo orgogliosi dei nostri Poliziotti e di tutto quello che fanno. Sempre e comunque, senza se e senza ma, dalla parte dei colleghi.
Orgogliosi di essere SAP!
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domenica 19 giugno 2011
Previdenza Complementare
Dal Flash n.25 del 20 giugno 2011.
L’avvio dei tavoli della Previdenza complementare – battaglia fondamentale per il SAP assieme al Riordino delle carriere – torna al centro del dibattito politico e parlamentare con il Disegno di Legge 168 (Ramponi) in discussione alla Commissione Difesa del Senato della Repubblica, presieduta dal Prof. Gianpiero Carlo Cantoni.
Si tratta di una proposta di legge relativa al trattamento pensionistico dei militari, con evidenti ricadute per tutto il Comparto Sicurezza e Difesa.
Nel corso della seduta dello scorso 8 giugno, i senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno presentato un emendamento per accelerare "l’istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del Comparto Difesa – Sicurezza" attraverso "procedure di negoziazione e di concertazione" previste dalla Riforma Dini, sino ad oggi mai avviate.
L’emendamento, in particolare, chiede l’introduzione di un comma 1-bis: "Ai fini dell’armonizzazione al regime generale del trattamento di fine rapporto e dell’istituzione di forme di previdenza complementare, ai sensi del comma 20, articolo 26, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sono attivate e concluse entro il 31 dicembre 2011 le procedure di negoziazione e concertazione".
Crediamo sia utile ed opportuno che tale emendamento, che fa evidentemente propria anche la volontà del Governo di avviare i tavoli della previdenza complementare entro l’anno, sia considerato con grande attenzione.
E’ il momento di cominciare a mantenere gli impegni presi con il personale per quel che riguarda gli aspetti pensionistici e previdenziali.
C’è in ballo il futuro di decine di migliaia di colleghi, soprattutto di coloro che sono stati assunti dopo il primo gennaio 1996 e di coloro che al 31 dicembre 1995 non potevano vantare un’anzianità retributiva pari o superiore a 18 anni.
Seguiremo e monitoreremo i lavori della Commissione Difesa e delle Commissioni competenti.
Abbiamo chiesto al Presidente Gianpiero Carlo Cantoni di essere convocati per una audizione informale.
E le nostre iniziative non finiscono qui.
Orgogliosi di essere SAP!
L’avvio dei tavoli della Previdenza complementare – battaglia fondamentale per il SAP assieme al Riordino delle carriere – torna al centro del dibattito politico e parlamentare con il Disegno di Legge 168 (Ramponi) in discussione alla Commissione Difesa del Senato della Repubblica, presieduta dal Prof. Gianpiero Carlo Cantoni.
Si tratta di una proposta di legge relativa al trattamento pensionistico dei militari, con evidenti ricadute per tutto il Comparto Sicurezza e Difesa.
Nel corso della seduta dello scorso 8 giugno, i senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno presentato un emendamento per accelerare "l’istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del Comparto Difesa – Sicurezza" attraverso "procedure di negoziazione e di concertazione" previste dalla Riforma Dini, sino ad oggi mai avviate.
L’emendamento, in particolare, chiede l’introduzione di un comma 1-bis: "Ai fini dell’armonizzazione al regime generale del trattamento di fine rapporto e dell’istituzione di forme di previdenza complementare, ai sensi del comma 20, articolo 26, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sono attivate e concluse entro il 31 dicembre 2011 le procedure di negoziazione e concertazione".
Crediamo sia utile ed opportuno che tale emendamento, che fa evidentemente propria anche la volontà del Governo di avviare i tavoli della previdenza complementare entro l’anno, sia considerato con grande attenzione.
E’ il momento di cominciare a mantenere gli impegni presi con il personale per quel che riguarda gli aspetti pensionistici e previdenziali.
C’è in ballo il futuro di decine di migliaia di colleghi, soprattutto di coloro che sono stati assunti dopo il primo gennaio 1996 e di coloro che al 31 dicembre 1995 non potevano vantare un’anzianità retributiva pari o superiore a 18 anni.
Seguiremo e monitoreremo i lavori della Commissione Difesa e delle Commissioni competenti.
Abbiamo chiesto al Presidente Gianpiero Carlo Cantoni di essere convocati per una audizione informale.
E le nostre iniziative non finiscono qui.
Orgogliosi di essere SAP!
domenica 12 giugno 2011
NON CI RESTA CHE PIANGERE....
Dal Flash n.24 del 13 giugno 2011.
Roma, 13 giugno 2011 - Le reti televisive pubbliche e private stanno trasmettendo in questi giorni, a spese ovviamente del contribuente, una serie di spot del Ministero della Difesa che reclamizzano in pompa magna l’esperienza “formativa e culturale” della mini-naja, i corsi di formazione teorico-pratici per giovani volontari, della durata di tre settimane, che si svolgono nelle patrie caserme.
I corsi, ciascuno per 2.500 giovani tra i 18 e 30 anni, partiranno il 18 luglio e il 29 agosto.
L’ineffabile ministro Ignazio La Russa ha dichiarato che si tratta di esperienze “che non solo avvicinano i giovani ai valori che promanano dalle Forze Armate, ma diventano un'occasione di aiuto in caso di emergenze.
Infatti chi partecipa può poi iscriversi alle associazioni d'arma e proseguire nel volontariato.
Ad esempio, alcuni che hanno partecipato lo scorso anno sono stati poi impegnati come volontari per l'emergenza di Lampedusa”.
Non sappiamo davvero se ridere o piangere.
A parte il fatto che l’emergenza immigrazione è stata e viene gestita con grande professionalità e sacrificio dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia di Stato in particolare, non certo da qualche volenteroso ragazzotto che per tre settimane veste la mimetica, ci interroghiamo sull’opportunità di istituire queste “colonie estive” di antica memoria che costano alle casse dei contribuenti quasi 20 milioni di euro nel triennio 2010-2012, senza contare che agli “stagisti” viene chiesto di corrispondere una somma che varia da 290 a 411 euro per il vestiario e l’equipaggiamento.
Risorse che potevano essere impiegate, tanto per essere concreti, per far transitare nella nostra Amministrazione tanti volontari in ferma prefissata o breve che attendono da anni di diventare Poliziotti.
Risorse che potevano essere impiegate per impedire la riduzione del 30 per cento dei servizi di pulizia dei nostri uffici e delle caserme dei carabinieri.
Risorse che potevano essere impiegate per non penalizzare i colleghi che stanno andando in pensione e che sono costretti ad uno “scivolo” di un anno.
Chissà se il ministro La Russa, grande sponsor della mini-naja, ci ha mai seriamente pensato...
Orgogliosi di essere SAP!
Roma, 13 giugno 2011 - Le reti televisive pubbliche e private stanno trasmettendo in questi giorni, a spese ovviamente del contribuente, una serie di spot del Ministero della Difesa che reclamizzano in pompa magna l’esperienza “formativa e culturale” della mini-naja, i corsi di formazione teorico-pratici per giovani volontari, della durata di tre settimane, che si svolgono nelle patrie caserme.
I corsi, ciascuno per 2.500 giovani tra i 18 e 30 anni, partiranno il 18 luglio e il 29 agosto.
L’ineffabile ministro Ignazio La Russa ha dichiarato che si tratta di esperienze “che non solo avvicinano i giovani ai valori che promanano dalle Forze Armate, ma diventano un'occasione di aiuto in caso di emergenze.
Infatti chi partecipa può poi iscriversi alle associazioni d'arma e proseguire nel volontariato.
Ad esempio, alcuni che hanno partecipato lo scorso anno sono stati poi impegnati come volontari per l'emergenza di Lampedusa”.
Non sappiamo davvero se ridere o piangere.
A parte il fatto che l’emergenza immigrazione è stata e viene gestita con grande professionalità e sacrificio dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia di Stato in particolare, non certo da qualche volenteroso ragazzotto che per tre settimane veste la mimetica, ci interroghiamo sull’opportunità di istituire queste “colonie estive” di antica memoria che costano alle casse dei contribuenti quasi 20 milioni di euro nel triennio 2010-2012, senza contare che agli “stagisti” viene chiesto di corrispondere una somma che varia da 290 a 411 euro per il vestiario e l’equipaggiamento.
Risorse che potevano essere impiegate, tanto per essere concreti, per far transitare nella nostra Amministrazione tanti volontari in ferma prefissata o breve che attendono da anni di diventare Poliziotti.
Risorse che potevano essere impiegate per impedire la riduzione del 30 per cento dei servizi di pulizia dei nostri uffici e delle caserme dei carabinieri.
Risorse che potevano essere impiegate per non penalizzare i colleghi che stanno andando in pensione e che sono costretti ad uno “scivolo” di un anno.
Chissà se il ministro La Russa, grande sponsor della mini-naja, ci ha mai seriamente pensato...
Orgogliosi di essere SAP!
martedì 7 giugno 2011
Sui DIRITTI non si scherza!
Dal Flash n.23 del 6 giugno 2011.
La protesta davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze del SAP, della Consulta Sicurezza e del Conapo, dei Sindacati di Polizia Siulp, Ugl e Consap, unitamente alle principali organizzazioni del nostro Comparto e del Soccorso pubblico, merita una attenta ed onesta spiegazione agli iscritti e ai colleghi tutti. Soprattutto, è opportuno ribadire che – dopo la battaglia vinta e condotta per mesi contro i vincoli del tetto retributivo – il personale non perderà un euro in materia di assegni funzionali, scatti ed avanzamenti.
Il D.L. 26 marzo 2011, n. 27, convertito nella Legge 74/2011, riconosce alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate, attraverso l’erogazione di 345 milioni di euro, la corresponsione di quanto dovuto e su questo non v’è dubbio che tenga.
Adesso, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo di conversione, avvenuta a fine maggio, dovranno essere stabilite le modalità di pagamento e i tempi: il SAP è già intervenuto nei confronti del Dipartimento e dei competenti uffici affinché non vi siano ritardi.
Il nodo che ci ha portato a scendere in piazza nuovamente nei giorni scorsi è un altro ed è relativo al fatto che assegni funzionali, scatti ed avanzamenti del personale, che matura questi diritti nel triennio 2011-2013, rischiano di non essere pensionabili e di non poter entrare nel calcolo della liquidazione.
Tutto ciò perché la legge appro-vata parla di “assegni una tantum” e non di indennità fisse e continuative.
Non possiamo permettere che siano toccati certi diritti, presenti o futuri che siano.
Da qui la nostra protesta e la nostra mobilitazione, che continuerà pure nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, perché si tratta di obiettivi irrinunciabili per noi.
Così come resta fondamentale per il SAP la questione pensionistica e previdenziale: da un lato, il nostro impegno prosegue a tutti i livelli per contrastare l’applicazione al Comparto Sicurezza della cosiddetta “finestra mobile”; dall’altro, come promesso dal Governo, è opportuno che partano al più presto i tavoli della previdenza complementare, perché più tempo passa e più si impoveriscono le future pensioni dei colleghi, soprattutto dei giovani.
Infine, ma non meno importante, aspettiamo rapidamente la convocazione del Gruppo di lavoro – annunciato dal Ministro Maroni durante la Festa della Polizia – per la riforma della Legge 121/1981.
Sarà l’occasione per definire pure un serio percorso da intraprendere per il Riordino delle carriere.
Ripetiamo: i diritti non si toccano.
Anche perché i Poliziotti italiani i propri doveri li rispettano, ogni giorno e fino in fondo.
Orgogliosi di essere SAP!
La protesta davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze del SAP, della Consulta Sicurezza e del Conapo, dei Sindacati di Polizia Siulp, Ugl e Consap, unitamente alle principali organizzazioni del nostro Comparto e del Soccorso pubblico, merita una attenta ed onesta spiegazione agli iscritti e ai colleghi tutti. Soprattutto, è opportuno ribadire che – dopo la battaglia vinta e condotta per mesi contro i vincoli del tetto retributivo – il personale non perderà un euro in materia di assegni funzionali, scatti ed avanzamenti.
Il D.L. 26 marzo 2011, n. 27, convertito nella Legge 74/2011, riconosce alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate, attraverso l’erogazione di 345 milioni di euro, la corresponsione di quanto dovuto e su questo non v’è dubbio che tenga.
Adesso, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo di conversione, avvenuta a fine maggio, dovranno essere stabilite le modalità di pagamento e i tempi: il SAP è già intervenuto nei confronti del Dipartimento e dei competenti uffici affinché non vi siano ritardi.
Il nodo che ci ha portato a scendere in piazza nuovamente nei giorni scorsi è un altro ed è relativo al fatto che assegni funzionali, scatti ed avanzamenti del personale, che matura questi diritti nel triennio 2011-2013, rischiano di non essere pensionabili e di non poter entrare nel calcolo della liquidazione.
Tutto ciò perché la legge appro-vata parla di “assegni una tantum” e non di indennità fisse e continuative.
Non possiamo permettere che siano toccati certi diritti, presenti o futuri che siano.
Da qui la nostra protesta e la nostra mobilitazione, che continuerà pure nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, perché si tratta di obiettivi irrinunciabili per noi.
Così come resta fondamentale per il SAP la questione pensionistica e previdenziale: da un lato, il nostro impegno prosegue a tutti i livelli per contrastare l’applicazione al Comparto Sicurezza della cosiddetta “finestra mobile”; dall’altro, come promesso dal Governo, è opportuno che partano al più presto i tavoli della previdenza complementare, perché più tempo passa e più si impoveriscono le future pensioni dei colleghi, soprattutto dei giovani.
Infine, ma non meno importante, aspettiamo rapidamente la convocazione del Gruppo di lavoro – annunciato dal Ministro Maroni durante la Festa della Polizia – per la riforma della Legge 121/1981.
Sarà l’occasione per definire pure un serio percorso da intraprendere per il Riordino delle carriere.
Ripetiamo: i diritti non si toccano.
Anche perché i Poliziotti italiani i propri doveri li rispettano, ogni giorno e fino in fondo.
Orgogliosi di essere SAP!
venerdì 22 aprile 2011
I DIRITTI non si comprimono!
Il confronto con l’Amministrazione che vede il SAP protagonista in merito alle tematiche della mobilità del personale e della Legge 104 registra, purtroppo, il tentativo di comprimere alcuni diritti sacrosanti e fondamentali degli operatori della Polizia di Stato.
Diritti che, ovviamente, il SAP tutela e difenderà sino alla fine, perché sono in gioco vite, aspettative, problemi fa-miliari e personali.
Nel corso dell’ultima riunione che si è tenuta nella giornata del 20 aprile al Dipartimento e alla quale ho personalmente partecipato assieme al Segretario Generale Aggiunto Francesco Quattrocchi e al Segretario Nazionale Stefano Paoloni, l’Amministrazione ha presentato un articolato documento relativo agli obiettivi generali prefigurati per la disciplina della mobilità del personale della Polizia di Stato, documento nel quale sono contenute le linee guida di una materia che finalmente, dopo anni di immobilismo, si avvia ad essere cambiata.
Il mutamento, però, dev’essere nel segno di una maggiore tutela del personale, da conciliare con le esigenze dell’Amministrazione.
Ma al primo posto devono restare gli interessi, i diritti, le aspettative delle donne e degli uomini che vestono la nostra divisa.
Abbiamo chiesto ed ottenuto che sui tanti punti in discussione possa esserci una discussione franca e mirata, argomento per argomento.
Le riunioni proseguiranno nelle prossime settimane e andranno avanti finché non si troverà una quadra.
Nel frattempo – questa la nostra richiesta ai competenti uffici del Dipartimento – la macchina dei trasferimenti non può fermarsi, i movimenti devono avvenire al più presto ed è giusto che si sappia, a chiare lettere, che ad oggi non esiste alcuna limitazione legata all’età anagrafica.
Non esiste e non può esistere con l’attuale normativa, non esiste e non potrà esistere con i futuri cambiamenti alla disciplina relativa alla mobilità.
Per essere chiari, non ci saranno limiti di età – già coi prossimi movimenti – per essere trasferiti ai Reparti Mobili e ai Reparti Prevenzione Crimine.
E per quel che riguarda il futuro, saranno respinti e contrastati i tentativi di comprimere i diritti in materia di trasferimenti legati all’anzianità e prime assegnazioni, periodi di formazione, aggregazioni ex art. 7 e tanto altro ancora.
Su questo Flash, punto per punto, trovate tutti i temi al centro del confronto con l’Amministrazione e la no-stra posizione.
Siamo aperti al confronto con il personale e con gli iscritti che possono inviarci suggerimenti e proposte attraverso i consueti canali.
Non lasceremo nulla di intentato per tutelare i colleghi.
A partire dai prossimi trasferimenti.
Orgogliosi di essere SAP!
Diritti che, ovviamente, il SAP tutela e difenderà sino alla fine, perché sono in gioco vite, aspettative, problemi fa-miliari e personali.
Nel corso dell’ultima riunione che si è tenuta nella giornata del 20 aprile al Dipartimento e alla quale ho personalmente partecipato assieme al Segretario Generale Aggiunto Francesco Quattrocchi e al Segretario Nazionale Stefano Paoloni, l’Amministrazione ha presentato un articolato documento relativo agli obiettivi generali prefigurati per la disciplina della mobilità del personale della Polizia di Stato, documento nel quale sono contenute le linee guida di una materia che finalmente, dopo anni di immobilismo, si avvia ad essere cambiata.
Il mutamento, però, dev’essere nel segno di una maggiore tutela del personale, da conciliare con le esigenze dell’Amministrazione.
Ma al primo posto devono restare gli interessi, i diritti, le aspettative delle donne e degli uomini che vestono la nostra divisa.
Abbiamo chiesto ed ottenuto che sui tanti punti in discussione possa esserci una discussione franca e mirata, argomento per argomento.
Le riunioni proseguiranno nelle prossime settimane e andranno avanti finché non si troverà una quadra.
Nel frattempo – questa la nostra richiesta ai competenti uffici del Dipartimento – la macchina dei trasferimenti non può fermarsi, i movimenti devono avvenire al più presto ed è giusto che si sappia, a chiare lettere, che ad oggi non esiste alcuna limitazione legata all’età anagrafica.
Non esiste e non può esistere con l’attuale normativa, non esiste e non potrà esistere con i futuri cambiamenti alla disciplina relativa alla mobilità.
Per essere chiari, non ci saranno limiti di età – già coi prossimi movimenti – per essere trasferiti ai Reparti Mobili e ai Reparti Prevenzione Crimine.
E per quel che riguarda il futuro, saranno respinti e contrastati i tentativi di comprimere i diritti in materia di trasferimenti legati all’anzianità e prime assegnazioni, periodi di formazione, aggregazioni ex art. 7 e tanto altro ancora.
Su questo Flash, punto per punto, trovate tutti i temi al centro del confronto con l’Amministrazione e la no-stra posizione.
Siamo aperti al confronto con il personale e con gli iscritti che possono inviarci suggerimenti e proposte attraverso i consueti canali.
Non lasceremo nulla di intentato per tutelare i colleghi.
A partire dai prossimi trasferimenti.
Orgogliosi di essere SAP!
lunedì 11 aprile 2011
Grazie Consulta!!!
Roma, 11 aprile 2011 - Non era difficile prevedere la recente decisione della Corte Costituzionale e se la classe politica avesse ascoltato i suggerimenti e i rilievi che già tre anni fa mettemmo in evidenza, criticando in maniera argomentata le norme del “pacchetto sicurezza 2008” che assegnavano maggiori poteri ai sindaci, trasformandoli in una sorta di “sceriffi”, il Governo e la maggioranza avrebbero evitato oggi la sonora bocciatura della Consulta.
La sentenza n. 115 della Corte Costituzionale, infatti, chiarisce che i primi cittadini non possono emanare ordinanze, in nome del “decoro urbano”, contro l’ubriachezza, la prostituzione, l’accattonaggio e i lavavetri.
La Corte ritiene che l’ampliamento dei poteri dei sindaci, fuori dai casi urgenti e contingenti, violi gli articoli 3 (eguaglianza), 23 (riserva di legge) e 97 (imparzialità pubblica amministrazione) della Costituzione.
In pratica, non si possono trattare diversamente i cittadini a seconda del Comune in cui vivono o si trovano.
Insomma, come ho avuto modo anche personalmente di evidenziare con prese di posizione pubbliche e in alcuni incontri ministeriali, l’assegnazione di questi poteri ai sindaci viola il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte a legge.
Nel testo della sentenza dell’Alta Corte, scritta dal Giudice Gaetano Silvestri, si legge che “gli stessi comportamenti potrebbero essere ritenuti variamente leciti o illeciti, a seconda delle numerose frazioni del territorio nazionale rappresentate dagli ambiti di competenza dei sindaci”.
In questi casi non si tratta di “adattamenti o modulazioni di precetti legislativi generali in vista di concrete situazioni locali”, bensì di “vere e proprie disparità di trattamento tra cittadini, incidenti sulla loro sfera generale di libertà, che possono consistere in fattispecie nuove ed inedite, liberamente configurabili dai sindaci, senza base legislativa”.
Le reazioni politiche alle decisioni della Consulta non sono mancate. Ci auguriamo che non si vogliano riproporre provvedimenti che, oltre ad essere inutili per la sicurezza dei cittadini, rischiano pure di intralciare il lavoro delle Forze dell’Ordine.
I problemi del nostro Paese sono altri e non si sente davvero il bisogno di avere sindaci sceriffi alla guida delle nostre città.
Orgogliosi di essere SAP!
La sentenza n. 115 della Corte Costituzionale, infatti, chiarisce che i primi cittadini non possono emanare ordinanze, in nome del “decoro urbano”, contro l’ubriachezza, la prostituzione, l’accattonaggio e i lavavetri.
La Corte ritiene che l’ampliamento dei poteri dei sindaci, fuori dai casi urgenti e contingenti, violi gli articoli 3 (eguaglianza), 23 (riserva di legge) e 97 (imparzialità pubblica amministrazione) della Costituzione.
In pratica, non si possono trattare diversamente i cittadini a seconda del Comune in cui vivono o si trovano.
Insomma, come ho avuto modo anche personalmente di evidenziare con prese di posizione pubbliche e in alcuni incontri ministeriali, l’assegnazione di questi poteri ai sindaci viola il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte a legge.
Nel testo della sentenza dell’Alta Corte, scritta dal Giudice Gaetano Silvestri, si legge che “gli stessi comportamenti potrebbero essere ritenuti variamente leciti o illeciti, a seconda delle numerose frazioni del territorio nazionale rappresentate dagli ambiti di competenza dei sindaci”.
In questi casi non si tratta di “adattamenti o modulazioni di precetti legislativi generali in vista di concrete situazioni locali”, bensì di “vere e proprie disparità di trattamento tra cittadini, incidenti sulla loro sfera generale di libertà, che possono consistere in fattispecie nuove ed inedite, liberamente configurabili dai sindaci, senza base legislativa”.
Le reazioni politiche alle decisioni della Consulta non sono mancate. Ci auguriamo che non si vogliano riproporre provvedimenti che, oltre ad essere inutili per la sicurezza dei cittadini, rischiano pure di intralciare il lavoro delle Forze dell’Ordine.
I problemi del nostro Paese sono altri e non si sente davvero il bisogno di avere sindaci sceriffi alla guida delle nostre città.
Orgogliosi di essere SAP!
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